Valdo SPINI “L’azione del Ministero dell’Ambiente per la costituzione dei parchi 1993-94”
Valdo SPINI “L’azione del Ministero dell’Ambiente per la costituzione dei parchi 1993-94”
(Convegno sui parchi Accademia dei Georgofili e Federparchi – Firenze 11 novembre 2025)
Sono molto grato all’Accademia dei Georgofili, prof Massimo Vincenzini e a Federparchi e al suo presidente Luca Santini per l’organizzazione di questo convegno che – ne sono sicuro- getterà nuova luce e susciterà molta attenzione su uno dei temi fondamentali della politica italiana dell’ambiente.
Diciamolo francamente: dei parchi nazionali si parla troppo poco ed è giunto il momento di rilanciarli.
Ricordo con piacere l’invito che i Georgofili mi rivolsero più volte – era allora presidente il prof. Franco Scaramuzzi, per esporre la mia attività di Ministro dell’Ambiente. La prima occasione fu il convegno “Global change” il verde per il ripristino ambientale del 15 ottobre 1993.[1] Ma ce ne fu anche uno specifico sui Parchi Nazionali. “I parchi per la tutela dell’ambiente” tenutosi in Palazzo Vecchio il 24 febbraio 1994 in cui svolsi la relazione “l’Italia alla prova dei parchi” che ricordo con grande piacere e a cui il convegno di oggi idealmente si ricollega.[2]
In quale contesto si svolse la mia attività di Ministro che mi si chiede di illustrare:
Nel 1991, per iniziativa del ministro dell’ambiente di allora, Giorgio Ruffolo, era stata approvata la legge n.394, la legge quadro sui parchi. Ma non aveva ancora trovato attuazione, tanto che qualcuno aveva parlato ironicamente di “parchi di carta”.
Quando a mia volta nella primavera del 1993 fui nominato Ministro dell’Ambiente, considerai l’attuazione di quella legge come una delle priorità della mia azione di Ministro.
Individuavo nell’istituzione dei Parchi Nazionali e nelle aree protette in genere la possibilità di varie funzioni: la difesa e la ricerca in materia di biodiversità, il godimento di un ambiente naturale come contrappeso all’urbanesimo sia per le cittadine italiane e italiani e che naturalmente per i turisti stranieri che volevano fare del turismo sostenibile, nonché la possibilità di interventi a favore delle aree interne, in particolare dell’Appennino cui era venuta meno la legge 614 del 1966 per gli Interventi straordinari a favore dei territori depressi dell’Italia settentrionale e centrale.
Nei tredici mesi della mia responsabilità di ministro dell’Ambiente nel governo presieduto da Carlo Azeglio Ciampi, potei portare alla firma del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro cinque decreti per l’istituzione dei Parchi Nazionali. Il 19 luglio 193 i DPR per l’istituzione dei Parchi Nazionali delle Dolomite Bellunesi, delle Foreste Casentinesi-Monte Falterona e Campigna, il 6 agosto per quello dei Monti Sibillini, il 15 novembre il Parco Nazionale del Pollino e il 14 gennaio del 1994, il DPR per l’istituzione del Parco Nazionale dell’Aspromonte.
Sempre con mio decreto perimetrai, disposi le misure di salvaguarda e nominai gli organi provvisori di gestione per altri sei parchi: Cilento e Valle di Diano, Maiella; Gran Sasso e Mondi della Laga; Vesuvio e Gargano. Quest’ultima vicenda fu particolarmente impegnativa e tormentata.
In contemporanea, 11 gennaio 1994, giunse all’approvazione con iniziativa parlamentare la legge per l’istituzione del Parco della Maddalena, frutto dell’iniziativa dei parlamentari sardi, primo firmatario l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Tutti i Parchi previsti dalla legge quadro erano stati quindi costituiti, salvo uno: il parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, per il quale come ministro dell’Ambiente avevamo predisposto tutti gli atti ma cui mancava il parere della Regione Toscana.[3]
Com’è noto, il 16 gennaio 1994 sopravvenne il decreto di scioglimento delle Camere, le elezioni si svolsero il 27 e il 28 marzo e noi del governo Ciampi togliemmo- per così dire- l’incomodo. Per avere costituito il Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano si dovette aspettare il 22 luglio 1996 con decreto del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, su iniziativa del ministro dell’Ambiente Edo Ronchi.
Ma particolarmente importante fu l’iniziativa generale di sostegno ai parchi.
Il 7 settembre 1993 il Comitato per le aree protette deliberò i criteri e gli indirizzi per la predisposizione della Carta della Natura, per la quale la legge quadro aveva previsto uno stanziamento di venti miliardi di lire. Particolarmente importante questo adempimento in tema di biodiversità. Il 21 dicembre 1993 il CIPE approvò il Piano Triennale delle aree protette e il Piano Triennale per la tutela dell’ambiente (1994-96), il secondo di questi piani, dopo il primo che aveva redatto il mio predecessore Giorgio Ruffolo. Ho accolto con molto piacere che si sta oggi pensando di redigere nuovamente un Piano Triennale per le aree protette.
Adempimenti importanti per sostenere finanziariamente l’azione dei nuovi parchi.
Quello delle aree marine protette, – tema importantissimo- non mi è stato specificamente affidato. Per completezza voglio ricordare che nel marzo 1993 firmai l’accordo franco-italiano monegasco per l’istituzione di un Santuario per la conservazione dei mammiferi marini nel bacino corso-ligure-provenzale. (ero stato appena nominato ministro nel governo Amato I, quello precedente al governo Ciampi. Il governo Amato I doveva cadere quaranta giorni dopo).
Devo ricordare che questo era stato preparato dal mio immediato predecessore Carlo Ripa di Meana. Firmai l’accordo con l’allora ministro dell’ambiente francese Ségolène Royal ed un diplomatico del principato di Monaco. Non posso intrattenermi sulle successive modifiche intercorse in questa attività di protezione che è comunque in corso
Rilevo con piacere che nell’ambito del Pnrr si è promosso attualmente un progetto per l’informatizzazione delle aree protette, sia terrestri che marittime, con un cospicuo stanziamento e un forte ruolo dell’ISPRA, ente succeduto all’ANPA che istituii in adempimento https://ambientenonsolo.com/al referendum sui controlli ambientali e sulla loro separazione da quelli sanitari svoltosi il 18 aprile 1993.[4]
Tutta questa e molte altre attività non sarebbero state possibili senza l’attività generosamente dispiegata dai miei collaboratori e dai Direttori generali e dalle strutture del Ministero, nonché dal sostegno e dalla partecipazione di illustri esponenti del mondo ambientalista come Fulco Pratesi e da tanti studiosi. Torno a ricordare con particolare gratitudine l’Accademia dei Georgofili e il suo presidente di allora Franco Scaramuzzi.
Vorrei ancora sottolineare la comprensione e il sostegno che ottenni dal Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, che in uno dei suoi ultimi scritti volle sottolineare come quello dell’ambiente sia stato uno dei filoni più importanti dell’attività del suo governo.[5]
Siamo ormai a più di trent’anni dall’istituzione dei parchi nazionali previsti dalla legge quadro e questo convegno potrà fare una valutazione di questo periodo e soprattutto delle nuove prospettive che si possono aprire nella gestione dei parchi nazionali.
I parchi nazionali italiani non sono come quelli Usa che non presentano una presenza di popolazione. Sono parchi antropizzati, parchi in cui occorre quindi il consenso e la cooperazione della popolazione. Devo ricordare peraltro che le inaugurazioni dei parchi cui potei partecipare avevano sempre trovato un’accoglienza cordiale e incoraggiante.
Tuttavia, questo è sempre un tema cruciale cui rivolgere particolare attenzione in modo che la popolazione non si senta danneggiata, ma anzi avvantaggiata dalla presenza in un parco Nazionale. Il problema è risolvibile nell’ambito di quella politica di valorizzazione delle aree interne che è ormai imprescindibile per gli equilibri territoriali del nostro paese.
Quella della tutela delle arre protette è un’esigenza nazionale e non a caso questi sono parchi nazionali. Si nazionale, perché l’esigenza di tutelare le aree protette è un’esigenza nazionale, di difesa di un patrimonio fondamentale della nostra nazione. In questo senso invito alla cautela nei confronti delle modifiche prospettate alla legge quadro 394/91 che ci ha consentito di arrivare a questi risultati.
Sottolineo in particolare come le nomine dei direttivi dei parchi possono essere l’occasione di coinvolgimento di studiosi e di esperti in campo ecologico molto preziose come anello di congiunzione tra parchi, ricerca scientifica e una corretta fruizione degli stessi.
Per quanto mi riguarda al termine di questa comunicazione, non mi resta che concludere con il motto: se dovessi rifarlo lo rifarei. In altre parole, rifarei quello che ho fatto negli anni 1993-94 convinto come sono che l’istituzione dei parchi nazionali previsti dalla legge quadro sia stato un fatto positivo e benefico per l’ambiente e per l’Italia.
[1] “Valdo Spini, Intervento conclusivo, in “Atti dell’Accademia dei Georgofili”, Settima serie, vol. XL, 1994, pp. 348-352, nonché il mio altro Intervento conclusivo al convegno “Meteorologia e territorio” del 21 febbraio 1994 al Palazzo dei Congressi, sempre negli “Atti dell’Accademia dei Georgofili” … vol. XLI, 1995, pp 167-173
[2] Ivi, pp. 202-210.
[3] Cfr. A. Di Pace, I parchi nazionali italiani. La grande svolta del 1993-94, in “Quaderni del Circolo Rosselli”
n.4/2020, pp.134-138.
[4] Per questa vicenda, cfr. https://ambientenonsolo.com/sistema-delle-agenzie-ambientali-30-anni-dopo-
intervista-allora-ministro-dellambiente-valdo-spini
[5] C.A. Ciampi, Prefazione, in V. Spini, La buona politica, Venezia, Marsilio IV ediz.2018, in particolare le pp 9-
10




